Di Vittoria Melchioni

Nonostante siano anni che faccio questo mestiere, andare a Coverciano, nella “Casa della Nazionale” mi emoziona sempre. Un po’ perché tutto lo staff ti fa sentire davvero il benvenuto (e la mia gratitudine e l’affetto per Simone Orati per questo non ha confini), un po’ perché il luogo sembra davvero lontano anni luce dai campi di allenamento dei club, un po’ perché il clima tra noi giornalisti è quello della gita di classe e soprattutto perché si ha la possibilità di stare  a contatto con i “nostri” ragazzi che solo a Coverciano hanno un unico colore: l’azzurro. Da quando poi c’è il NOSTRO di ragazzo, tutto è amplificato.

Prima di incontrare Cristiano mi faccio sempre il ripassino nella mente di tutte le cose che dobbiamo dire o fare: ricordati di dirgli di mordersi la lingua prima di dire certe cose che poi tutti telefonano a te per avere spiegazioni, ricordati di chiedergli la lista dei numeri di cellulare di tutti i suoi improbabili compagni che devi intervistare, ricordati di fargli le foto, ricordati di chiedergli la maglia con il nome in cirillico taglia S, ricordati… ma quando arriva e ti stronca subito con una delle sue battute, inizi a ridere e non finisci più. Cristiano in Nazionale è rilassatissimo nonostante oggi i quotidiani sportivi gli abbiano già messo addosso la maglia del Milan… e io ho il mio bel da fare con i colleghi a smentire e a dire che come al solito si travisa sempre il tono in cui dice certe cose. Lui ride e capisci che ancora una volta ci ha messo nel sacco col suo modo guascone.

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